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Sanders, etica pubblicazioni scientifiche o perdita credibilità

Sanders, etica pubblicazioni scientifiche o perdita credibilità

Seminario a Sissa, 'valore ricercatori non si basa su quantità'

TRIESTE, 06 maggio 2024, 16:19

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

Allo slogan che circola in ambienti accademici e scientifici "publish or perish" (pubblica o muori), risponde con una arguta spiritosaggine: "Sulla sua lapide hanno scritto 'ha pubblicato, ciononostante è morto'".
    David Sanders, biologo, laurea a Yale College, dottorato in biochimica a Berkeley, professore associato alla Purdue University, investigatore di frodi scientifiche, padre di due brevetti, si batte per un'etica nelle pubblicazioni scientifiche e su questo ha tenuto un seminario alla SISSA di Trieste.
    Il suo principio è semplice ed è il contrario della politica dello slogan, in base al quale il valore di ricercatori e ricercatrici si misura nel numero di pubblicazioni fatte.
    Pochi e fondamentali sono i principi indicati da Sanders per fondare una nuova etica e tentare di frenare l'aumento del numero di riviste in circolazione, pubblicazioni di scarsa qualità, falsificazioni diffuse, e contro il "paradigma per cui i finanziatori assegnano i grant sulla base del numero delle pubblicazioni e non della qualità della ricerca". "Prima ricevevi i grant poi facevi la ricerca, oggi è il contrario".
    Partendo dal presupposto che "circa la metà delle pubblicazioni non viene nemmeno letta, "non vale la pena che molti giornali esistano, se non per il guadagno che ne ricavano gli editori". Sanders ha una soluzione anche per salvaguardare alcune riviste prestigiose: "Le università dovrebbero stilare una lista delle riviste attendibili, e forse anche finanziarle".
    Peraltro, "alcuni lavori non dovrebbero nemmeno essere pubblicati ma finire in una depository open access per gli scienziati".
    Il problema non è solo etico o morale ma dell'attendibilità stessa della scienza. Sanders parla chiaramente di "monetary influences" e di "fake journalism". "Una collega e amica voleva studiare una specifica peer review per avere indicazioni su come curare il cancro al seno dopo che le avevano diagnosticato proprio un tumore di quel tipo; le ho detto di non farlo sapendo che quella rivista non è all'altezza".
    Una maggiore consapevolezza si sta tuttavia diffondendo. Ad esempio dal 2019, prima del Covid "si sta introducendo una figura che garantisca la research integrity che si pubblica, e che non è un editor". D'altronde, "non abbiamo bisogno di conoscere tutto e così in fretta: la scienza può rallentare".
   
   

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